Lazio, torna l’ombra del mercato bloccato: cosa può succedere a gennaio
Frattesi, Pinamonti, Gudmundsson. Poi Doekhi, Pedraza, Šutalo e infine Diogo Leite. La Lazio ha scelto di cominciare la stagione dando prima una risposta al campo. E il campo, almeno in avvio, ha restituito segnali importanti. Frattesi ha già spostato equilibri, Gudmundsson ha aggiunto qualità, Pinamonti darà peso e profondità all’attacco. Dietro, i nuovi innesti hanno ricostruito un reparto che aveva perso pezzi pesanti. Tutto questo dentro un mercato che partiva menomato, compresso dai vincoli e obbligato a muoversi quasi sempre sulla linea sottile delle formule. Prestiti, riscatti differiti, parametri zero, bonus, impegni spostati nel tempo. Le famose technicality. Non trucchi, non alchimie. Strumenti consentiti dalle norme per far convivere necessità tecnica e sostenibilità.
È qui che bisogna separare due fotografie diverse. Una riguarda il saldo del mercato, l’altra il Costo del Lavoro Allargato. Non sono la stessa cosa. Vendere bene non significa automaticamente migliorare l’indicatore, così come acquistare a parametro zero non equivale a costo zero. Il calcolo federale è un rapporto: CLA/R. Al numeratore finiscono i costi del personale relativi ai calciatori professionisti e all’allenatore della prima squadra, gli ammortamenti e le svalutazioni dei diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori e i costi degli agenti non già imputati ai diritti pluriennali. Per il 2026/27 sono esclusi costi e ammortamenti degli Under 23 elegibili per le Nazionali italiane. Al denominatore entrano invece i ricavi previsti dalle norme: vendite e prestazioni, contributi in conto esercizio, sponsorizzazioni, pubblicità, proventi commerciali e royalties, diritti audiovisivi, indennizzi assicurativi previsti dalla disciplina, ricavi netti dai prestiti, plusvalenze al netto delle minusvalenze e gli altri proventi netti da trasferimento dei calciatori. Per la Serie A, dalla stagione 2026/27, il rapporto deve restare entro 0,7 ai fini dell’operatività sul mercato. La vecchia Covisoc, intanto, non c’è più. I controlli sono passati alla Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico e finanziario delle società sportive professionistiche.
Ed è la fotografia dei conti al 30 settembre, con il prospetto da depositare entro il 30 novembre, a diventare fondamentale per capire quale margine avrà la Lazio nelle successive finestre di mercato. La sensazione che filtra dagli ambienti biancocelesti è che il mercato estivo, pur avendo restituito a Gattuso una rosa tecnicamente più ambiziosa, potrebbe non aver prodotto un miglioramento significativo del Costo del Lavoro Allargato. Attenzione, però, a trasformarlo nell’ennesimo allarme sulla salute della Lazio. L’indice non misura quanti soldi ci siano materialmente sul conto corrente. Dice altro: quanto pesa la macchina sportiva rispetto ai ricavi riconosciuti dalla normativa federale. Ed è da quella frazione che passa la libertà di muoversi sul mercato.
La Lazio questa partita l’ha giocata consapevolmente. Frattesi è arrivato attraverso una formula che rinvia una parte consistente dell’impegno, Gudmundsson in prestito con diritto, Pinamonti attraverso una struttura economica distribuita tra quota fissa e bonus. Doekhi, Pedraza e Diogo Leite non hanno richiesto il pagamento del cartellino, ma un parametro zero non significa costo zero: restano stipendi, premi ed eventuali commissioni.
Parallelamente il club ha lavorato sulle uscite. Pedro e Hysaj sono arrivati a naturale scadenza, mentre Provedel è stato ceduto all’Inter e Gila al Milan. Dia è passato al Rennes con un prestito oneroso e obbligo di riscatto condizionato, Ratkov al Levante con una formula che può trasformare anche la sua partenza in definitiva. La logica è stata evidente: liberare peso dove possibile, generare ricavi e plusvalenze, ma senza spegnere il radar tecnico. La Lazio non ha scelto di svuotare la squadra soltanto per aggiustare una frazione. E qui entra inevitabilmente il futuro. Il 2027 porterà con sé anche alcune scadenze contrattuali importanti: Cataldi, Pellegrini, Lazzari, Patric e Cancellieri, salvo rinnovi, decisioni anticipate o nuove operazioni di mercato. Significa che una parte del costo attualmente sostenuto dalla rosa potrà naturalmente uscire dal perimetro degli impegni successivi. Ma prima bisognerà attraversare gennaio e, soprattutto, capire con quale fotografia economica la Lazio si presenterà alla costruzione della stagione 2027/28.
Se il rapporto dovesse restare oltre la soglia richiesta, le strade sono note: aumentare i ricavi commerciali e le sponsorizzazioni, produrre plusvalenze oppure intervenire attraverso gli strumenti economici e patrimoniali consentiti dalle norme. Per questo agitare oggi lo spettro delle cessioni di gennaio rischia di produrre un allarme prematuro. Nessuno può escludere che davanti a determinate offerte la Lazio possa tornare a ragionare come accaduto con Castellanos e Guendouzi. Ma tra una possibilità futura e una necessità già scritta passa parecchia strada. La linea tecnica, semmai, vorrebbe percorrerla nella direzione opposta: proteggere il blocco costruito. Gattuso e Fabiani sperano che questa squadra abbia gli strumenti per provare a rientrare in Europa. E l’Europa non rappresenterebbe soltanto un risultato sportivo. Significherebbe premi, diritti, botteghino, visibilità commerciale, sponsor. Nuovi ricavi capaci a loro volta di dare respiro agli indicatori. Calcio che produce denaro per alimentare altro calcio.
Il mercato 2026 è stato quindi anche un rischio calcolato, ma non scontato. Le technicality hanno consentito di anticipare qualità tecnica e distribuire alcuni impegni nel tempo. Ma rinviare un costo non significa cancellarlo. Frattesi, Pinamonti, Gudmundsson e gli altri sono entrati dentro una programmazione economica precisa, condivisa nei suoi passaggi e infine autorizzata dalla proprietà. È naturale che sia così: in una società quotata e dentro operazioni di questa dimensione, il direttore sportivo costruisce il mercato, l’allenatore esprime esigenze, gli intermediari lavorano alle formule. Ma il perimetro economico lo stabilisce il club e l’ultima firma appartiene inevitabilmente a chi quel club lo governa. Ed è probabilmente questo il passaggio più importante in prospettiva. Se la fotografia di settembre dovesse presentare qualche fastidio, la Lazio dovrà decidere come curarlo. Vendere è una strada. Far crescere la Lazio è l’altra. Nuovi sponsor, maggiori ricavi, capitale e tutti gli strumenti che le norme consentono per aumentare la capacità economica della società. Qui la palla passa inevitabilmente a Claudio Lotito.
Non come colpevole preventivo di un problema che ancora deve essere certificato, ma per ciò che rappresenta: presidente, proprietario e garante ultimo degli impegni che la Lazio ha scelto di assumere. Se questa squadra è stata costruita anticipando parte delle risorse di domani, il compito della proprietà sarà provare a creare domani quelle risorse senza essere costretta a riprendersi i calciatori di oggi. Gattuso deve provare a riportare la Lazio in Europa. Fabiani dovrà continuare a cercare valore dentro il mercato. Lotito dovrà creare le condizioni economiche perché il loro lavoro possa essere sostenuto. Perché dopo anni passati a chiedere al mercato di finanziare la Lazio, prima o poi la sfida diventa un’altra: trovare il modo di finanziare la Lazio senza doverla ogni volta smontare.
© Articolo redatto da Lalaziosiamonoi.it. La riproduzione, anche parziale, dell’articolo senza citazione è vietata. I trasgressori saranno perseguibili a norma di legge.
